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Giovani chef : futuro incerto,1 su 5 ha perso il lavoro ma resta ottimismo

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Gli chef under 35 mostrano ottimismo ma confermano di avere la necessità di sviluppare nuove competenze per affrontare consapevolmente le future sfide di un settore che sta attraversando un momento di profondo cambiamento, come racconta il “S.Pellegrino Young Chef Academy Monitor 2021”, il report firmato dalla S.Pellegrino Young Chef Academy, progetto dedicato ai talenti della gastronomia del futuro, lanciato a novembre 2020, con Fine Dining Lovers.

Il 2020, secondo la comunità dei cuochi di tutto il mondo, è stato un anno senza precedenti per tutto il settore della ristorazione: poco più del 30% degli intervistati sta percependo il consueto salario, mentre il 22% risulta non occupato, situazione principalmente dovuta alla crisi economica. Più di tre quarti dei giovani chef ancora attivi sono preoccupati di perdere il loro lavoro a causa della pandemia. Resta il fatto che, pur in tempi così incerti, i giovani chef si dimostrano ottimisti e resilienti: il 56% di coloro che sono non occupati o lavorano a tempo pieno ma a reddito ridotto è fiducioso di trovare presto un nuovo lavoro. Più del 70% è sicuro che lavorerà nel settore negli anni a venire e circa il 60% spera di aprire un ristorante di proprietà in futuro.

Sebbene la formazione sia considerata come attività chiave per affrontare le future sfide del settore (più del 64% dei giovani chef intervistati afferma di avere la necessità di sviluppare nuove competenze), il 54% partecipa raramente a programmi di formazione o non ne ha l’occasione. Questa condizione, secondo gli intervistati, è principalmente dovuta al fattore economico: per il 67% degli intervistati il costo delle attività di formazione è un elemento discriminante. Le principali aree nelle quali i giovani chef vorrebbero migliorare le proprie competenze sono l’aspetto finanziario di un ristorante, il business management, il marketing e la comunicazione tutti elementi a cui sono particolarmente interessati anche i senior chef. Questi ultimi consigliano alle nuove generazioni di implementare altri punti di forza altrettanto determinanti per il successo del lavoro di uno chef: la gestione del team e la leadership, la gestione degli sprechi e le nuove tecniche di cucina.

Come appare il futuro? Gli chef intervistati sentono che il settore è giunto a un punto di svolta. Per il 47% degli intervistati la pandemia non ha fatto che accelerare situazioni già in atto da tempo come ad esempio lo sviluppo della coscienza ambientale e la necessità di introdurre pratiche sostenibili (circa il 52%) per soddisfare i desideri di un pubblico sempre più preparato ed esigente (45%). Innovativi modelli di business per la ristorazione (23%), maggiori opportunità formative (21%) e maggiori sussidi (19%) rappresentano i cambiamenti che gli intervistati vorrebbero maggiormente vedere svilupparsi dopo la pandemia. Entrambi i gruppi – young e senior chef – sono concordi sul fatto che i bisogni di apprendimento a lungo termine vadano continuamente alimentati e che i costi rappresentano spesso un ostacolo al processo di formazione.
I risultati dell’indagine condotta su scala internazionale propongono dati percentuali che corrispondono in linea di massima al percepito degli chef italiani. Che, in generale, riconoscono maggiore importanza al tema della formazione: per un giovane chef italiano su quattro nuove opportunità formative rappresentano la chiave per superare la crisi.

Meno attenzione in questo momento è dedicata al tema dei nuovi modelli di business a cui solo il 13,2% fa riferimento rispetto al 23% degli intervistati su scala internazionale. C.S.

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